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CONFORMITÀ, CSR & IMPATTO

Siete ancora nell'ambito della CSRD dopo l'Omnibus 2026?

CSRD Omnibus ETI: le soglie alzate a 1 000 dipendenti e 450 M€ di fatturato escludono il 80% delle imprese dal perimetro obbligatorio. Meglio fermare la CSR?

Preparavate il vostro primo rapporto di sostenibilità per il 2026, avevate assunto un referente CSR, costruito una doppia materialità, avviato lo scope 3. E poi è arrivato l'Omnibus. La direttiva «semplificatrice» presentata dalla Commissione a inizio 2025 ha ridisegnato il perimetro della CSRD a colpi di soglie: circa l'80% delle imprese inizialmente coinvolte ne esce[1]. È tutta la posta del binomio CSRD Omnibus ETI: la domanda non è più «come conformarsi?» ma, più scomoda, siete ancora coinvolti. E se la risposta è no, cosa ne fate di tutto ciò che avevate avviato?


Tre punti da ricordare:
  • Dopo l'Omnibus, la CSRD si applica solo alle imprese che superano al contempo 1 000 dipendenti e 450 M€ di fatturato netto, soglie cumulative che escludono dal perimetro la grande maggioranza delle medie imprese francesi (ETI, entreprises de taille intermédiaire)[2].
  • La «Stop-the-Clock» (direttiva 2025/794) rinvia inoltre di due anni l'ingresso delle ondate successive: la seconda ondata («wave 2») riferisce ormai solo sull'esercizio 2027[3].
  • Uscire dal campo normativo non significa uscire dalla pressione: committenti, banche e finanziatori continuano a chiedere dati ESG. Da qui l'interesse di un quadro volontario come il VSME.

CSRD Omnibus ETI: le nuove soglie che ridisegnano il perimetro

Prima dell'Omnibus, la CSRD doveva toccare quasi 55 000 società europee secondo il principio «due criteri su tre». Il pacchetto semplificatore ha sostituito questo meccanismo con un test più severo: per ricadere ormai nella CSRD, un'azienda deve superare simultaneamente 1 000 dipendenti e 450 M€ di fatturato netto consolidato[2]. Conseguenza meccanica: il perimetro scende a circa 11 000 imprese nell'UE, ossia un'uscita di circa l'80% delle società inizialmente coinvolte[1].

CriterioPrima dell'OmnibusDopo l'Omnibus
Dipendenti> 250 dipendenti> 1 000 dipendenti
Fatturato netto> 50 M€> 450 M€
Logica2 criteri su 3Cumulativa (entrambi richiesti)
Imprese nel perimetro (UE)~55 000~11 000

In Francia, questo significa che una media impresa con 600 dipendenti e 120 M€ di fatturato, tipicamente quella che si apprestava a produrre il suo primo rapporto nel 2027, non è più coinvolta dall'obbligo. Le PMI quotate, per la gran parte, sono ritirate dal campo. Resta un nucleo duro di grandi gruppi che conserva i propri obblighi, a volte alleggeriti sul contenuto.

Stop-the-Clock: due anni di tregua, e poi?

Il calendario si è mosso con la direttiva «Stop-the-Clock» (UE 2025/794), che sposta di due anni l'entrata in applicazione per le imprese della seconda e terza ondata[3]. Concretamente, un'azienda che avrebbe dovuto riferire sull'esercizio 2025 non lo farà che a partire dall'esercizio 2027 (pubblicazione 2028), se supera le nuove soglie. Per molti, questo «se» diventa un «no» definitivo.

Quanto al contenuto, l'Omnibus prevede anche una revisione al ribasso delle norme ESRS (meno indicatori) e la soppressione di certi obblighi, come il piano di transizione climatica in quanto rubrica dedicata. Il messaggio è chiaro: alleggerire il carico. Ma alleggerire non è sopprimere, e i gruppi che restano nel perimetro vedono soprattutto il proprio tema di reporting spostarsi, non sparire.

«Non sono più obbligato», eppure la pressione resta

È la trappola dell'Omnibus: uscire dal campo normativo non interrompe la domanda di dati ESG. Tre forze continuano a spingere le medie imprese verso la trasparenza, anche senza obbligo formale.

1. La catena del valore. Le norme ESRS obbligano le grandi imprese a integrare la catena del valore nel reporting: fornitori, subappaltatori, distributori[4]. Un committente che deve consolidare il proprio scope 3 viene quindi a bussare alla vostra porta per chiedere i vostri dati di emissione. Non rispondere significa rischiare di sparire dai suoi acquisti, o di figurare come «dato mancante» nel suo rapporto. Il vincolo sale dal contratto, non dalla legge.

2. I finanziatori. Banche e fondi valutano sempre più la prestazione extrafinanziaria per orientare il credito e il costo del capitale. Bpifrance lo ricorda: i criteri ESG, legati alla tassonomia verde, pesano nelle decisioni di finanziamento aria-label="Vedi nota 5">[5]. Una media impresa che non sa produrre un bilancio carbonio o un'analisi di materialità si presenta «nuda» davanti al proprio banchiere, uno svantaggio reale quando i concorrenti hanno già strutturato il proprio percorso.

3. Le gare d'appalto e la reputazione. Gli appalti pubblici e i grandi clienti esigono ormai informazioni CSR standardizzate nei propri questionari. Disporre di un reporting strutturato, anche volontario, accelera la risposta e dà credibilità alla candidatura. Al contrario, l'assenza di dati diventa un criterio di esclusione di fatto.

Da ricordare

La CSRD obbligatoria arretra, la domanda di dati CSR avanza. Una media impresa uscita dal perimetro non è esonerata dalla trasparenza. Cambia semplicemente quadro: dal normativo al contrattuale e al finanziario.

Il VSME: un quadro volontario pensato per le medie imprese e le PMI

Invece di abbandonare tutto o, al contrario, di continuare a conformarsi da soli a norme ESRS troppo pesanti, esiste una terza via: il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs), pubblicato dall'EFRAG nel dicembre 2024[6]. È una versione alleggerita della CSRD, pensata per le imprese non soggette alla direttiva ma che vogliono, o devono, strutturare il proprio reporting.

Il VSME si organizza su due livelli: un modulo di base (patrimonio minimo di dati, accessibile alle strutture più piccole) e un modulo completo per chi deve rispondere a richieste più spinte della propria catena del valore. Il vantaggio: un linguaggio comune, riconosciuto da committenti e finanziatori, che evita di rispondere a questionari disparati. Per approfondire, la nostra pagina dedicata al VSME come standard volontario dettaglia i moduli e la messa in opera.

L'angolo dell'impatto: perché il volontario vale più dell'inazione

Al di là della conformità, c'è una ragione più interessante per non fermare tutto: l'impatto reale. Un percorso CSR strutturato (misura delle emissioni, piano di riduzione, trasparenza sulla governance) produce decisioni migliori per l'azienda e per il clima, indipendentemente da ogni obbligo. È esattamente la logica che guida il programma 1%ForAll® di Greenway: l'1% di ogni transazione è destinato alla Fondazione Greenway, in modo misurabile e tracciato, invece che sotto forma di promessa astratta.

Il volontario ha anche un vantaggio strategico che l'obbligo non offre: si sceglie. Decidete voi la profondità, il ritmo, il perimetro. Allineate il percorso al vostro mestiere invece che a una griglia normativa. Le imprese che si erano impegnate presto sulla CSRD l'hanno spesso vissuto così: più come una leva di pilotaggio che come un vincolo. L'Omnibus non rende obsoleto questo investimento. Lo rende facoltativo, quindi più libero.

Cosa fare concretamente secondo la vostra situazione

Tre situazioni, tre condotte da tenere.

Superate le soglie (1 000+ dipendenti e 450 M€+). Restate nel perimetro. Sfruttate la tregua dello Stop-the-Clock per rendere affidabili i vostri dati e prepararvi alla revisione delle ESRS, più leggera. Non allentate: il calendario è arretrato, l'obbligo no.

Eravate nel perimetro, ne uscite. È il caso più frequente. Non smontate tutto. Conservate ciò che è stato costruito (raccolta dati, mappatura delle emissioni) e fatelo convergere su un quadro volontario, tipicamente il VSME. È ciò che vi permetterà di rispondere in fretta alle richieste di clienti e finanziatori senza ripartire da zero.

Non c'eravate mai. È il momento di strutturare un minimo, nella misura della vostra dimensione: un primo bilancio carbonio, un modulo VSME di base, una politica di acquisti responsabili. Il costo d'ingresso è basso, il ritorno reale: accesso ai mercati, finanziamento, immagine.

Imprese nel perimetro CSRD, prima e dopo l'Omnibus Imprese nel perimetro CSRD (Unione europea) Prima dell'Omnibus ~55 000 imprese Dopo l'Omnibus ~11 000 −80 % Soglie dopo l'Omnibus: > 1 000 dipendenti E > 450 M€ di fatturato netto. Dati per ordine di grandezza (DAF Mag).
L'Omnibus riporta il perimetro CSRD da circa 55 000 a 11 000 imprese nell'UE: quasi l'80% delle società inizialmente coinvolte esce dal campo obbligatorio[1]. La domanda di dati ESG, invece, non scompare. Cambia mano.

Domande frequenti

La CSRD riguarda ancora la mia media impresa dopo l'Omnibus?

Unicamente se superate simultaneamente 1 000 dipendenti e 450 M€ di fatturato netto consolidato. Queste soglie cumulative escludono dal perimetro obbligatorio circa l'80% delle imprese inizialmente coinvolte[1][2].

Che cos'è la direttiva «Stop-the-Clock»?

È la direttiva UE 2025/794, che rinvia di due anni l'entrata in applicazione della CSRD per le imprese della seconda e terza ondata. La seconda ondata riferisce ormai sull'esercizio 2027 invece che sul 2025[3], a condizione di superare le nuove soglie.

La mia azienda non è più obbligata: devo comunque fare CSR?

La pressione viene ormai dalla catena del valore (richieste di dati ESG dei committenti), dai finanziatori (criteri ESG per il credito) e dalle gare d'appalto. Un quadro volontario come il VSME permette di strutturare questo percorso senza il peso delle ESRS[6].

Che cos'è il VSME?

Il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs) è una norma volontaria pubblicata dall'EFRAG nel dicembre 2024, pensata per le PMI e le medie imprese non soggette alla CSRD. Propone un modulo di base e un modulo completo, più leggeri delle ESRS[6].

I miei clienti CSRD mi chiedono i dati: cosa rispondere?

Rispondere con un reporting strutturato sul quadro VSME vi evita di gestire questionari disparati e vi dà credibilità presso i committenti. Le norme ESRS obbligano le grandi imprese a integrare la catena del valore, quindi queste richieste non scompariranno[4].

Il programma 1%ForAll® ha un legame con la CSRD?

Non direttamente: è un dispositivo di impatto volontario (l'1% di ogni transazione destinato e tracciato), non un obbligo normativo. Incarna l'angolo opposto alla CSRD, l'impegno scelto invece che subito, producendo al contempo dati misurabili utili a un percorso CSR.

Articolo di inquadramento: questo articolo si inserisce nel nostro white paper CSR & CSRD, che collega obblighi normativi, percorso volontario e impatto misurabile.

Riferimenti

  1. DAF Mag, Come prepararsi agli obblighi di reporting ESG dopo la direttiva Omnibus (≈ 80 % delle imprese esce dal perimetro obbligatorio; da ~55 000 a ~11 000 nell'UE). daf-mag.fr. ↩
  2. economie.gouv.fr, Tutto sulla CSRD, soglie applicabili dopo l'Omnibus: oltre 1 000 dipendenti e fatturato netto superiore a 450 M€. economie.gouv.fr. ↩
  3. Accountancy Europe, Omnibus CSRD provisions, direttiva «Stop-the-Clock» (UE 2025/794): rinvio di due anni delle ondate 2 e 3. accountancyeurope.eu. ↩
  4. Plana, Padroneggiare la comunicazione sulla catena del valore per la CSRD, integrazione dei fornitori e subappaltatori nella rendicontazione ESRS. plana.earth. ↩
  5. Bpifrance, Criteri ESG: definizione, esempi e sfide per le imprese, peso dei criteri ESG e della tassonomia verde nelle decisioni di finanziamento. bigmedia.bpifrance.fr. ↩
  6. Portail RSE (beta.gouv.fr), VSME: capire le norme volontarie per le PMI, standard EFRAG pubblicato a dicembre 2024. portail-rse.beta.gouv.fr. ↩

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