Carte di pagamento professionali · 1% devoluto a ogni transazione
CONFORMITÀ, CSR & IMPATTO

VSME: lo standard volontario CSR pensato per le PMI

Il VSME, standard volontario ESG dell'EFRAG per le PMI dopo l'Omnibus: a chi si rivolge, le differenze con la CSRD e il value chain cap dei committenti.

La direttiva Omnibus ha fatto piazza pulita nel reporting di sostenibilità europeo. Alzando le soglie della CSRD oltre 1 000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato, ne ha fatto uscire circa l'80 % delle imprese inizialmente coinvolte[1]. Per le PMI che si ritrovano così esonerate dall'obbligo, il riflesso naturale sarebbe rimettere la CSR in un cassetto. È un errore di prospettiva. Perché se l'obbligo sparisce, la domanda resta. E ora arriva dai committenti, dalle banche e dagli investitori. È esattamente il vuoto che viene a colmare il VSME, lo standard volontario CSR sviluppato dall'EFRAG per le PMI.


Tre punti da ricordare:
  • Il VSME, standard volontario CSR, è un quadro di reporting di sostenibilità pensato dall'EFRAG per le PMI non quotate con meno di 250 dipendenti: allineato alle ESRS della CSRD, ma molto più leggero[2].
  • Diventa la lingua comune tra le PMI e i loro committenti soggetti alla CSRD, grazie al meccanismo del «value chain cap» che limita ciò che le grandi imprese possono esigere dai propri fornitori[3].
  • I dati che usate già per spese e mobilità (carburante, trasferte, note spese) alimentano direttamente diverse divulgazioni del VSME.

Che cos'è il VSME e da dove arriva?

Il VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs) è un quadro di reporting di sostenibilità volontario, elaborato dall'EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) su mandato della Commissione europea. Rientra nello SME Relief Package del 2023 ed è stato approvato formalmente dal gruppo di esperti dell'EFRAG il 22 ottobre 2024[2]. La traduzione ufficiale francese parla di «norme volontaire de durabilité», norma volontaria di sostenibilità.

L'idea si riassume in una frase: dare alle PMI non quotate (cioè alla grande maggioranza del tessuto economico europeo) un quadro strutturato e riconosciuto per comunicare la propria prestazione ESG, senza il peso delle ESRS che si applicano alle grandi imprese. Il perimetro target: imprese con meno di 250 dipendenti, fuori dai perimetri obbligatori. Lo standard copre gli stessi pilastri della CSRD (ambientale, sociale, governance), ma con un numero di punti dati drasticamente ridotto: una cinquantina per il modulo di base contro diverse centinaia per le ESRS[4].

L'adozione dovrebbe essere consolidata da un atto delegato della Commissione europea atteso nel 2026, che darebbe al VSME uno status di riferimento nella catena del valore. Per ora è già liberamente utilizzabile, disponibile in diverse lingue e corredato di guide pratiche edite dall'EFRAG.

Chi ha interesse ad adottarlo?

Tre profili prendono forma, e non si assomigliano. Primo caso, il più frequente: la PMI fornitrice di grandi imprese soggette alla CSRD. I loro committenti restano nel perimetro obbligatorio e devono raccogliere dati ESG sulla propria catena del valore. Senza un quadro comune, la PMI si ritrova a compilare questionari disparati, uno per committente, raramente compatibili tra loro. Il VSME sostituisce questa proliferazione con un quadro di riferimento unico.

Secondo profilo: la PMI che cerca un finanziamento. Anche banche e investitori hanno i propri obblighi di reporting sostenibile (SFDR, requisiti prudenziali). Un dossier VSME fornisce loro dati strutturati e confrontabili, invece di un patchwork di indicatori interni. È un argomento tangibile nella trattativa di una linea di credito o in una raccolta di capitale.

Terzo caso, più strategico: la PMI che vuole differentiarsi sui mercati dove la CSR sta diventando un criterio di aggiudicazione. Gare d'appalto pubbliche, qualifica presso i grandi clienti, codici di condotta dei fornitori: poter esibire un rapporto VSME invece di una vaga dichiarazione d'intenti cambia registro. Per approfondire la logica complessiva del reporting obbligatorio, la nostra sintesi su ciò che la CSRD cambia per le medie imprese nel 2026 rimette le soglie in prospettiva.

Il «value chain cap»: perché cambia tutto per le PMI

È il punto che molte presentazioni del VSME tralasciano e che invece conta di più per una PMI. La direttiva Omnibus introduce, tramite l'articolo 29d, un meccanismo battezzato «value chain cap»: un tetto legale su ciò che un'impresa soggetta alla CSRD può esigere dai propri fornitori[3]. In concreto: il committente non può più richiedere dati ESG oltre il perimetro previsto dal VSME. La PMI dispone finalmente di una rete di protezione contro lo scaricamento degli obblighi.

Prima di questo dispositivo, la dinamica era asimmetrica. I grandi clienti trasferivano di fatto verso i fornitori una parte del proprio carico di reporting CSRD, ciascuno imponendo il proprio formato e la propria granularità. Risultato: una PMI pluricliente doveva compilare dieci questionari diversi per dieci clienti. Il value chain cap mette fine a questa deriva, a condizione che la PMI sappia farlo valere. Adottare il VSME significa anche armarsi di un quadro riconosciuto per rispondere «entro i limiti della normativa».

Da ricordare

Il VSME non è un vincolo in più: è una protezione. Adottando questo quadro volontario, una PMI risponde una volta per tutte ai propri committenti. E può legittimamente declinare le richieste di dati ESG che superano il suo perimetro.

VSME contro CSRD: cosa li distingue davvero

Il VSME è volontario; la CSRD è obbligatoria per chi supera le soglie Omnibus (oltre 1 000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto, cumulativamente). Ma la vera differenza sta nel carico e nel metodo. La CSRD impone un'analisi di doppia materialità, un audit, una pubblicazione in formato numerico (XHTML/XBRL) e un volume di divulgazioni che si conta in centinaia di punti dati. Il VSME, dal canto suo, elimina l'obbligo di analisi di materialità e si appoggia su una lista chiusa di indicatori[3][4].

CriterioCSRD (dopo Omnibus)VSME
NaturaObbligatoriaVolontario
Soglia> 1 000 dipendenti e > 450 M€ fatturatoPMI non quotate (< 250 dipendenti)
NormaESRS (quadro completo)VSME (alleggerito, allineato ESRS)
MaterialitàDoppia materialità richiestaLista chiusa, nessuna analisi
AuditAssurance obbligatoriaNon richiesta
Punti datiDiverse centinaia~50 (base) a ~100 (completo)

L'allineamento alle ESRS ha un vantaggio pratico: se un giorno la vostra impresa dovesse superare le soglie CSRD, il lavoro di raccolta fatto in formato VSME non è perso. Gran parte dei dati si traspone, e la transizione avviene su basi già strutturate invece che da zero.

La struttura dello standard: due moduli, non di più

Il VSME è organizzato in due moduli innestati, il che permette di dosare lo sforzo secondo la maturità dell'impresa e le richieste reali dei partner[4]. Il modulo di base (da B1 a B11) copre una cinquantina di punti dati essenzialmente quantitativi: consumo di energia, emissioni GHG scope 1 e 2, organico, infortuni sul lavoro, informazioni generali sulla governance. È il fondamento, pensato per restare accessibile perfino a una microimpresa.

Il modulo completo (da C1 a C9) aggiunge divulgazioni più qualitative: politiche CSR, obiettivi di riduzione delle emissioni, piano di transizione climatica, incidenti gravi in materia di diritti umani. Corrisponde a ciò che le banche e i committenti più esigenti sono suscettibili di chiedere. L'impresa sceglie il proprio livello in base al profilo: un artigiano locale si fermerà al modulo di base, una PMI esportatrice che punta agli appalti pubblici andrà fino al modulo completo.

Architettura a due moduli dello standard VSME Modulo di base · da B1 a B11 · ~50 punti dati Energia ed emissioni (scope 1 e 2) · organico · salute-sicurezza · governance Base quantitativa · accessibile fin dalla microimpresa + Modulo completo · da C1 a C9 · ~100 punti dati in totale Politiche CSR · obiettivi GHG · transizione climatica · diritti umani Il VSME è a incastro: il modulo completo ingloba ed estende il modulo di base.
Due moduli innestati: si parte dal fondamento di base, poi si aggiunge il modulo completo secondo le attese di banche e committenti.

Il legame con i vostri dati di spesa e mobilità

È qui che il VSME smette di essere un tema astratto per una PMI che gestisce già la propria spesa professionale. Diverse divulgazioni del modulo di base riguardano direttamente voci che oggi fatturate e tracciate: consumo di energia, emissioni legate a trasferte e flotta, acquisti. E questi dati esistono già, sepolti negli estratti conto della carta carburante, nelle note spese e nella contabilità.

Una soluzione di pagamento professionale che consolida carburante, ricarica, pedaggio e note spese produce, per costruzione, una parte del materiale VSME: chilometraggio, litri di carburante, kWh di ricarica, percorsi. Invece di ricostruire queste cifre a mano a fine anno, il dato risale in continuo e può essere esportato nel formato atteso. È uno degli angoli in cui il programma 1%ForAll® di Greenway dà il meglio di sé: ogni transazione finanzia in parallelo un impatto misurabile, e l'aggregato alimenta direttamente il reporting ESG, sia esso VSME o CSRD.

Sulle emissioni, attenzione però a non confondere perimetro contabile e perimetro di reporting. Gli scope 1 e 2 (emissioni dirette ed energetiche) sono relativamente semplici da estrarre da una contabilità delle spese ben tenuta. Lo scope 3 (le emissioni indirette della catena del valore) è un'altra storia, e il VSME non lo richiede nel modulo di base. È esattamente il tema trattato nella nostra guida pratica agli scope 1, 2 e 3.

Da dove partire concretamente

Inutile puntare al modulo completo fin dal primo anno. La sequenza che funziona: cominciate col mappare ciò che avete già: fatture energetiche, dati di flotta, organico, governance. Una parte del modulo di base si compila senza alcuna raccolta supplementare. Identificate poi le due o tre divulgazioni che interessano i VOSTRI committenti reali (non tutti: i vostri). Un solo questionario cliente serio basta a orientare il perimetro.

Sul fronte degli strumenti, la stessa EFRAG elenca calcolatori di emissioni gratuiti o riconosciuti dalle autorità pubbliche. In Francia, il Bilan Carbone[2] ne è un esempio. Il VSME è pensato per essere accessibile senza società di consulenza, almeno sul fondamento. La complessità viene meno dallo standard in sé che dalla qualità dei dati a monte: da qui l'utilità di una spesa professionale pulita e tracciata.

Domande frequenti

Il VSME è obbligatorio per le PMI?

No. È uno standard volontario, come indica il nome. Una PMI non quotata con meno di 250 dipendenti può adottarlo liberamente, ma non vi è tenuta[2]. Diventa pertinente appena un committente, una banca o un investitore chiede dati ESG strutturati.

Qual è la differenza tra VSME e CSRD?

La CSRD è obbligatoria e si applica alle imprese con più di 1 000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato dopo l'Omnibus[1]. Il VSME è volontario e alleggerito (una cinquantina di punti dati contro diverse centinaia), senza analisi di materialità né audit. È allineato alle ESRS della CSRD per facilitare una transizione successiva.

Che cos'è il «value chain cap»?

È un meccanismo introdotto dalla direttiva Omnibus (articolo 29d) che limita le richieste di dati ESG che un'impresa soggetta alla CSRD può indirizzare ai propri fornitori PMI[3]. Il VSME funge da quadro di riferimento: il committente non può esigere oltre.

Quanti dati occorre inserire nel VSME?

Il modulo di base (da B1 a B11) conta circa 50 punti dati, essenzialmente quantitativi. Il modulo completo (da C1 a C9) porta il totale a un centinaio, con divulgazioni qualitative supplementari su politiche CSR e transizione climatica[4].

Una banca può esigere un rapporto VSME?

Non può esigerlo in senso regolamentare, ma può chiederlo nell'ambito dell'istruttoria di un finanziamento, al pari di un bilancio. Disporre di un rapporto VSME strutturato facilita l'accesso al credito fornendo dati ESG confrontabili, attesi dalle banche nell'ambito dei propri obblighi (SFDR).

Con quali strumenti calcolare le mie emissioni per il VSME?

L'EFRAG elenca calcolatori gratuiti o riconosciuti dalle autorità pubbliche, come il Bilan Carbone in Francia o l'Advanced Business Carbon Calculator dell'Unione europea[2]. I dati di spesa professionale (carburante, ricarica, trasferte) alimentano direttamente questi calcoli.

Articolo di inquadramento: il VSME si colloca nel quadro più ampio del reporting CSR d'impresa. Ritrovate l'intero tema nel nostro white paper CSR e CSRD.

Riferimenti

  1. Portail RSE (gouv.fr), Soglie CSRD e direttiva Omnibus: innalzamento a 1 000 dipendenti e 450 M€, uscita di circa 80 % delle imprese. portail-rse.beta.gouv.fr. ↩
  2. EFRAG, SMEs and Sustainability Reporting: VSME (volontario, PMI non quotate < 250 dipendenti, allineato agli ESRS, approvato il 22 ottobre 2024). efrag.org. ↩
  3. WeCount, Omnibus CSRD CS3D pubblicata: il «value chain cap» (articolo 29d) limita le richieste di dati ESG dei committenti. wecount.io. ↩
  4. EFRAG, VSME Standard (PDF): modulo di base B1-B11 (~50 data points) e modulo completo C1-C9 (~100). efrag.org (PDF). ↩

Related reads

Parliamo del suo programma di pagamento.
Risposta entro 48 h · accompagnamento dedicato
Richiedere una dimostrazione

La newsletter che illumina le sue spese.

Un'e-mail al mese: le nostre migliori guide, senza spam. Disiscrizione con un clic.